narrare il politico

Narrare la politica, si dice oggi,  narrare la società per adire al politico, perché la politica non sia solo una tecnica e non resti chiusa nell’algidità dei giochi incomprensibili dai più. Il racconto genera passione, crea meccanismi di rispecchiamento, individua il sé e riconosce l’altro, crea il coinvolgimento.

Ma senza programmi chiari, comprensibili e recepibili rischia di essere soltanto una nuova retorica che maschera l’assenza, un nuovo ‘comizio’ che cattura voti e non li colma né li interpreta.

Se narrazione deve essere, deve esserlo pienamente: il racconto dispiegato in pienezza è applicazione del narrare alla vita, è azione si spera e presume positiva (P. Ricoeur). Allora deve essere proposta, basata non su formule alchemiche, ma sulla comprensione che il récit sa e può essere: deve essere.

Ciò non elimina né marginalizza la scienza del politico, ma la sussume entro sé, la orienta, la propone alla vita.

 

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